Allenamento indoor: idratazione, fatica e performance

Allenamento indoor: idratazione, fatica e performance

Periodo estremamente piovoso questo, difficile per molti atleti italiani uscire su strada, siamo tutti quindi costretti a ripiegare sui rulli o sul tapis. Uno dei motivi per cui occorre ridurre il volume di lavoro sui rulli (rispetto all’allenamento outdoor) è dato dall’eccessiva sudorazione, e conseguente disidratazione, che lunghe sessioni indoor possono portare. 

La temperatura gioca un ruolo significativo nella capacità di produrre potenza sui rulli. Rimanere idratati e freschi è molto importante mentre si pedala o corre indoor, un piccolo cambiamento nella temperatura corporea può creare un grande cambiamento nella prestazione atletica, come testimoniato da numerose ricerche in merito.

Il “surriscaldamento” da lavoro indoor può facilmente causare una riduzione della potenza pari anche a 20-30 watt, quindi è fondamentale allestire un ambiente indoor che consenta temperature ed umidità adatte allo scopo. Vediamo cosa dicono le ricerche scientifiche.

Disidratazione e performance: le ricerche sui ciclisti

Diversi studi hanno indagato l’effetto della disidratazione sulle prestazioni ciclistiche, anche in modo indipendentemente dalla sete dell’atleta. In uno studio del 2018, sette atleti di buon livello sono stati esaminati durante e dopo un lavoro di 2 ore su un cicloergometro; tutti gli atleti bevevano regolarmente acqua durante lo sforzo, ma su un gruppo è stato indotto uno stato di disidratazione controllata. Dopo 2 ore di allenamento indoor su ergometro, i soggetti hanno completato un test su una salita di 5 km. Nel gruppo idratato la perdita di peso è stata dello 0,2% medio, in quello disidratato invece del 2,2%. La sete e la pienezza dello stomaco non sono cambiate alla fine delle 2 ore, mentre i soggetti idratati hanno pedalato più velocemente durante la cronometro di 5 km (23,2 vs 22,3 km/h, in media) producendo wattaggi superiori (295 vs 276w medi). Si è concluso quindi che la disidratazione avesse ridotto le prestazioni ciclistiche ed alterato la termoregolazione, indipendentemente dal livello di sete, in quanto nell’esperimento si beveva regolarmente e gli atleti non erano consapevoli del loro stato di idratazione.

Un altro studio del 2013 ha mostrato invece che, a fronte di una disidratazione pari all’1% rispetto al proprio peso corporeo, i ciclisti perdessero il 5,8% nelle loro performance a cronometro, rispetto ad uno stato di piena idratazione. Il tutto accompagnato da una maggiore temperatura corporea e più alta percezione dello sforzo (RPE). Molti atleti in effetti segnalano, a parità di wattaggio, una percezione di fatica del lavoro in z3 o z4 molto superiore indoor, rispetto allo stesso esercizio svolto su strada.

Anche la scelta della cadenza di pedalata può contribuire a rendere difficoltosa la pratica indoor.

Se -all’ambiente indoor sfavorevole- aggiungiamo una cadenza lontana dalle preferenze del soggetto (tipicamente, un lavoro a 110-115 rpm), ecco che si verifica la presenza di frequenze cardiache anche di 10-12 bpm superiori alla norma, a parità di wattaggio. Occorre quindi prestare attenzione alle rpm, nel valutare l’impatto complessivo del training indoor, che talvolta è insostenibile su esercizi specifici a cadence elevate. 

Sudorazione: facciamo un test

Per capire come il proprio corpo recepisca la seduta indoor, si può provare il test sulla sudorazione. Fondamentalmente, occorre pesarsi sulla propria bilancia sia prima di salire sulla bici e alla fine della seduta indoor, pre-doccia. Verificare poi la differenza tra il tuo peso pre-workout e quello post-workout; aggiungere la quantità di liquidi che hai bevuto nel corso della seduta (ad esempio, 1 borraccia d’acqua da 500 ml) e quindi determinare la quantità di liquido che si è perso – e quanto bisognerebbe bere ogni ora. Il reintegro dei liquidi, mirato al mantenimento del volume plasmatico, deve essere proporzionato alla perdita di peso (liquidi) riscontrata; la quantità di liquidi assunta dovrebbe bilanciare ciò che si è perso durante l’allenamento, ma la capacità di svuotamento gastrico e di assorbimento intestinale non è illimitata. Si può arrivare al massimo ad 1 litro/ora, per cui sedute di lavoro indoor prolungate (oltre 90′) possono compromettere l’equilibrio del proprio corpo.

Aspetto mentale e fisico

La principale causa dei battiti alti e della sensazione di maggior fatica indoor riguarda la termoregolazione. Circa il 75% del consumo energetico del corpo durante uno sforzo viene impiegato per il raffreddamento o mantenimento della temperatura corporea. Quando ci si allena all’aperto, la termoregolazione viene migliorata grazie al vento (livello di umidità) e alla temperatura ambientale. Nella pratica indoor, occorre cercare di ventilare la stanza tramite un ventilatore o l’aria delle finestre, abbassando la temperatura al di sotto dei 19-20 gradi.

Inoltre, l’aspetto mentale e motivazione giocano un ruolo importante quando si tratta di dare il meglio indoor, e superare i lavori di maggiore intensità. La pratica di 1h di bike indoor guardando il muro di casa non è così motivante come andare a pedalare all’aperto in una giornata limpida e soleggiata.

La musica ha degli effetti interessanti sulla percezione dello sforzo.

In uno studio del 2001 Potteiger et al. hanno reclutato 27 atleti che hanno eseguito 4 volte un lavoro di 20 minuti al 70% del loro vo2max, in una stanza visivamente neutra ed insonorizzata.

Le sessioni sono state assegnate in modo casuale, con condizioni di musica allegra, classica, preferenze personali e condizione di silenzio. Non sono state riscontrate differenze significative nella frequenza cardiaca tra le quattro condizioni del test, ma tutti i tipi di musica hanno portato una percezione dello sforzo ridotta rispetto alla condizione di silenzio. I diversi tipi di stimolazione sonora possono quindi agire da “distrattore passivo” efficace durante l’esercizio, e sono associabili ad una minore percezione dello stesso sforzo indoor.

Anche la visione di alcuni video stimolanti od interessanti, vecchie gare ciclistiche, programmi come Zwift, TrainerRoad, ErgVideo, RealTrainer possono essere davvero essere utili per mantenere la mente concentrata sugli allenamenti indoor e diminuire la RPE (percezione dello sforzo) associata al training. Per me, ed altri atleti che alleno, è anche importante avere un piano di allenamento e delle tabelle specifiche mirate al lavoro indoor: questo aiuta ad occupare meglio il tempo e concentrarsi sulla pianificazione dell’ora di lavoro, senza distrazioni e con la mente concentrata al 100% sugli esercizi. Ma anche dal punto di vista fisiologico, separare le sedute indoor – non mere repliche corte di un training outdoor, ma lavoro con una propria specificità e razionalità – da quelle outdoor aiuta ad ottimizzare la preparazione invernale. 

Simone Casonato
Fondatore di ScienceOfCycling Italia alla fine degli anni 2000, si occupa di programmazione del training ed è esperto nell’analisi dati degli atleti di endurance. E’ da anni Trainingpeaks Certified Coach e ha alle spalle esperienze internazionali nel ciclismo e nel triathlon; ha lavorato nel 2013 e 2014 con la Bardiani-CSF come responsabile della preparazione, vincendo quattro tappe al Giro d’Italia in due anni, ed è risultato il più giovane allenatore pro del circuito mondiale UCI WorldTour. Ha ottenuto più di 200 vittorie in ambito amatoriale, tra cui il titolo mondiale Ironman in Canada nel 2014 e numerose maglie tricolori in ambito ciclistico, sia nelle GF che nei circuiti. Attualmente si occupa di ricerca scientifica applicata agli sport di endurance, programmazione e supporto degli atleti di tutti i livelli, professionisti WT e amatori (ciclismo e triathlon) in tutta italia e all’estero (USA, Cina, Emirati Arabi e Gran Bretagna). Dal 2015 è anche consulente ricerca per Abu Dhabi Sports e svolge attività di ricerca scientifica in ambito Endurance. E’ da anni membro dello European Congress of Sport Science e relatore in congressi e convegni europei. Attualmente lavora con la squadra Pro russa Gazprom – Rusvelo e il team Pro Biesse Arvedi Continental per lo sviluppo della valutazione funzionale degli atleti professionisti durante la stagione 2019 e 2020.
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