Ciclismo e corone ovali: introduzione

Ciclismo e corone ovali: introduzione

In questi ultimi anni, a fianco delle corone tradizionali di forma rotonda, si stanno diffondendo sul mercato proposte diverse con forme asimmetriche ed ovaleggianti. Si tratta di un successo in parte ascrivibile al traino dei professionisti, che dal successo di Sastre nel Tdf 2008 al dominio di Wiggins nel 2012, hanno messo in mostra prodotti differenti ma sempre caratterizzati dalla forma non perfettamente circolare.

Inoltre, gli studi evidenziati dai produttori stessi mostrano incrementi prestativi considerevoli, e una migliore qualità della pedalata, atta ad eliminare il cosiddetto punto morto e rendere il lav
oro più efficiente. Nel caso specifico di Sastre, abbiamo un prodotto della Rotor, maturo, dapprima utilizzato senza marchio, poi partner tecnico menzionato in varie interviste; nel caso di Wiggins,  le corone sono prodotte dalla O.Symetric con sistema Twin Cam (ne ellittico, ne ovale) studiato dall’Ing Sassi e dal biomeccanico Jean Louis Talo, due Specialisti francesi della fisiologia e della biomeccanica applicata alla Bici.Schermata 2015-07-21 alle 17.37.36

In passato, l’unica corazzata pro ad utilizzare Rotor in veste ufficiale è stata il Cervelo Test Team, poi Geox- Tmc (vincitrice con il “Bisonte” Cobo della Vuelta 2011); Bobby Julich (ex coach alla Sky) è stato un fan di lunga data delle O.Symetric durante la sua carriera, e l’Olimpico Alexandre Vinokourov ha usato queste corone nelle stagioni 2004-05. Anche Marianne Vos, la Merckx del ciclismo femminile, ha portato le Rotor al successo nelle diverse discipline dominato, dal ciclocross alla strada fino ai successi in velodromo.

Per alcuni ciclisti, quello delle corone ellittiche potrebbe rivelarsi un deja-vù, non a torto: in passato si sono già visti esperimenti del genere, e tra questi potrei menzionare la grande ma fallimentare stKettenbl%C3%A4tter_01oria delle Biopace Shimano, nella seconda metà degli anni Ottanta (foto lato sinistro). Il sistema del grande produttore di componenti era volto a ridurre il trasferimento di potenza per tutta la corsa del pedale, ma ha generato reazioni contrastanti tra gli utenti, prevalentemente poco entusiasti del sistema e restii a promuoverne i benefici. Una delle ragioni è stata la mancata possibilità di scelta, Shimano ha “costretto” il consumatore all’ellittica senza possibilità di una corona tradizionale, e solo a livello Ultegra. Biopace infatti non è mai stato sviluppato in ambito “premium” ed a livello Prof con Dura-Ace. Dal punto di vista scientifico infine, una prima tranche di ricerca applicata non ha dato segnali incoraggianti sull’efficacia di questa soluzione, ostacolando fino al nuovo Millennio uno sviluppo di concetti analoghi per i professionisti. Le nuove corone che troviamo in commercio, rispetto al Biopace e ai modelli visti negli anni Ottanta, hanno il vantaggio di poter essere orientabili (nelle Rotor si può cambiare la posizione di spinta attraverso dei fori, in maniera immediata) e presentano un’ovalizzazione non troppo accentuata.
Ma, in definitiva, queste corone ovali garantiscono o meno un risultato che giustifichi l’acquisto (a volte oneroso) da parte nostra? Esistono benefici concreti e, se sì, in che misura? Proverò a dare una risposta, nel mio piccolo, al quesito, indagando i vari aspetti che potrebbero influenzare la scelta.
In primis, potremmo affermare che l’incremento ci sia; perlomeno, dal punto di vista dei produttori si possono leggere cifre più o meno impressionanti che giustifichino l’adozione di corone non tradizionali. Wattaggi crescenti in ogni ambito, aerobico e non, addirittura Vo2Max che cresce di qualche punto percentuale e maggior reclutamento delle fibre muscolari. Sarà proprio così? Per capire quali benefici potrebbero produrre, vediamo perché le
corone asimmetriche (le definirò così per convenzione, intendendo corone ovali, twin cam etc) sono considerate necessarie, per tutti.


Il problema che sono state progettate per risolvere è il cosiddetto ‘punto morto’, ossia quel punto della pedalata che, nel momento in cui si utilizzavano pedali “liberi” privi di sgancio rapido, risultava essere più evidente. Il punto morto superiore od inferiore (PMS o PMI) è il punto in cui le pedivelle della propria bicicletta sono verticali, e nessuna delle gambe genera una potenza favorevole al movimento circolare. Biomeccanici ed ingegneri lavorano per migliorare l’efficacia della pedalata da decenni, nel tentativo di ottimizzare la spinta, non solo in termini di efficienza ma anche di efficacia.
La risposta tradizionale sta nello sviluppare una pedalata rotonda (quindi non a “stantuffo, ma con la gamba che spinge e “tira” una volta nel PMI), e quindi efficiente dal punto di vista metabolico; ma questo sistema, lungi dal rendere la pedalata efficiente, maschera solo il punto morto, senza migliorare il rendimento effettivo. Le gambe infatti non producono la stessa forza durante i 360 gradi di rotazione completa dell’asse del pedale, ed è molto più efficace la fase di spinta verso il basso (PMI) rispetto alla fase di “richiamo”; esprimere la stessa intensità anche nella fase successiva, quando il pedale risale dal basso verso l’alto, significherebbe dilapidare un quantitativo considerevole di energia e lavoro muscolare. La spinta ottimale da parte delle gambe si ottiene così affievolendo la risalita dal PMI al PMS del pedale (verso l’alto), semplicemente, senza ostacolare la gamba che nello stesso istante sta premendo sul pedale alternativamente. Non si tratta dunque di “tirare” con i muscoli posteriori della gamba per riportarla oltre il vertice superiore superando l’inerzia, ma di dare un piccolo contributo di spinta orizzontalmente. Ovvero, durante la fase di passaggio momentaneo da entrambi i punti morti, nel vertice più alto e più basso della circonferenza descritta in un giro completo dalla pedivella.


Di qui scaturisce un vantaggio che, come precisato in un intervento da Pablo Carrasco, co-fondatore Rotor, consta non nel disporre di potenza additiva, bensì  nel subire minori picchi di coppia ed oscillazioni durante la pedalata: e questa sarebbe in sostanza una fatica risparmiata a parità di impegno, fatica naturalmente meccanica e sul lungo periodo. L’influenza della corona asimmetrica dunque determinerebbe a suo avviso il  mantenimento di (uguale) potenza più a lungo, data l’esecuzione più redditizia del gesto atletico e un rendimento complessivo ottimizzato. Moderni studi di biomeccanica e fisiologia hanno permesso ai progettisti di rivedere il concetto di corone non-rotonde, e creare soluzioni ergonomiche atte a sfruttare meglio l’output fornito da ciascun ciclista: vedremo nella parte successiva alcuni cenni.

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