Corone ovali e pedalata del ciclista

Corone ovali e pedalata del ciclista

L’adozione di corone ovali (asimmetriche) implica un cambiamento della tecnica di pedalata che richiede adattamenti di alcune settimane, e che ora andiamo a sviscerare insieme nel dettaglio. I due principali prodotti attualmente disponibili, sul mercato europeo sono O.Symetric, di fabbricazione francese, e Rotor, di matrice spagnola; vi sono però soluzioni meno conosciute, ugualmente degne di essere menzionate. Uno studio monumentale del 2010 ci viene incontro, anche se tralascerò gli aspetti meramente valutativi ed i complicati criteri di misurazione delle grandezze fisiche per concentrarmi su considerazioni più attinenti alla pratica.

Non è facile infatti misurare e provare i vantaggi portati in dote da corone non circolari rispetto alle circolari, ogni corona asimmetrica sulla carta potrebbe avere una chance di far meglio ma non si può fare un discorso univoco su vantaggi di sistemi tra loro differenti. Insomma, quale potrebbe essere la forma ideale, e quali i vantaggi effettivamente esistenti? Comparando vari tipi di corone, dapprima con modelli matematici e poi con l’aspetto biomeccanico in evidenza, lo studio ha dimostrato come a parità di power output, con corone circolari e non, in concreto le corone asimmetriche senza dubbio sono in grado di agire favorevolmente sul livello di potenza di picco nel punto morto.

A parità di momenti congiunti, i modelli utilizzati nello studio hanno mostrato differenze nella potenza applicata alle pedivelle e nel picco di potenza comune raggiunto. I risultati sono prevalentemente concordanti, in quanto sia la forma che il grado di ovalizzazione, così come orientamento della pedivella rispetto alla corona, concorrono nel determinare il design che la guarnitura ottimale dovrebbe avere, per garantire il massimo rendimento dell’atleta.


Alcune delle corone asimmetriche hanno dimostrato di poter fare meglio in modo definitivo rispetto ad altre forme dei competitor, vediamo nel dettaglio cosa può aver influito nel determinare questo assioma. Vi sono infatti 3 fattori che determinano una maggiore o minore efficienza del sistema pedivella+ corona:20123482-167411
• indice di ovalizzazioe
• orientamento della pedivella
• forma
Una combinazione bilanciata di questi parametri geometrici si trova come detto in molte delle proposte asimmetriche, rispetto alle corone tradizionali; la soluzione migliore infatti sottintende un picco inferiore di potenza nei punti di raccordo, dato il medesimo livello di potenza alla pedivella. Allo stesso modo, da un punto di vista non matematico ma biomeccanico, ciò vuol dire raggiungere la più alta efficienza nell’esprimere watt alla pedivella, con il più basso picco di potenza a carico dei muscoli estensori comuni a ginocchio ed anca (a parità di momenti congiunti), con sistemi simmetrici e non.
Nella pedalata, infatti, sono i muscoli estensori dell’arto inferiore (glutei, quadricipite femorale, ecc.) che producono energia motrice sulla bicicletta. Il piede e i muscoli della gamba non direttamente coinvolti fungono da sostegno, trasferendo l’energia ai pedali: gli angoli di lavoro –dai quali dipende la capacità di erogare forza- di anca e soprattutto ginocchio hanno la necessità di rimanere in un range ottimale e simmetrico, come appurato all’unanimità da tutta la letteratura scientifica. Una prima interessante scoperta è che un grado minimo di ovalizzazione sia richiesto, al fine di poter sviluppare tassi interessanti di efficienza energetica; esiste inoltre una correlazione positiva tra il grado di ovalizzazione  e la percentuale di efficienza raggiungibile nella potenza espressa alla pedivella.  Altra conclusione è che per ciascun produttore di corone asimmetriche, la quantità di picchi espressi nei tratti di raccordo e l’efficienza nell’esprimere le potenze alla pedivella può essere continuamente adattato cambiando l’orientamento della pedivella stessa rispetto all’asse maggiore dell’ovale (nel caso di Rotor, adattare questo discorso alla pratica comune risulta molto complicato!..).4597719341-w667h333

In ogni caso, per ciascun componente preso in esame persistono vantaggi e svantaggi imprescindibili, poiché cambiando l’angolo della pedivella rispetto all’asse maggiore accade che:
_il carico di lavoro sulle ginocchia e sui gruppo muscolari di congiunzione –flessori ed estensori-interessati, può decrescere. Per gli estensori (retto femorale, vasto), il picco nel lavoro si riduce al minimo con l’angolazione ottimale della pedivella, più bassa vs corone circolari. Per i flessori (soprattutto il gastrocnemio, il bicipite femorale, i muscoli posteriori della coscia), l’angolo è maggiore rispetto alle corone circolari.
_il carico di lavoro, su entrambi i gruppo muscolari di raccordo dell’anca, viene incrementato quando –per gli estensori, come il grande gluteo- il picco di lavoro svolto sia  inferiore rispetto alle corone circolari. Allo stesso modo, l’efficienza nel trasferire potenza alla pedivella è massima nel range di angolazione ottimale della pedivella stessa.
I muscoli estensori nell’area del ginocchio (vasto, retto femorale) sono un fattore di restrizione importante, perchè creare sovraccarichi all’estensore porta frequentemente ad infortuni al ginocchio. Cercando dunque l’angolo ottimale della pedivella, può avere senso tentare di minimizzare il carico di lavoro degli estensori nell’area del ginocchio, massimizzando la trasmissione della potenza alla pedivella e mantenendo un carico di lavoro mediano sul flessore e su entrambi i tipi di muscolo dell’anca (grande gluteo). Per le pedivelle asimmetriche coinvolte nella ricerca, l’angolo ottimale della pedivella (sempre, sottinteso, rispetto all’asse maggiore dell’ovale) ricade in un range compreso tra i 110 e 120 gradi.

Nel caso in cui la pedivella sia orientata correttamente e l’asse maggiore della corona asimmetrica sia verticale, il braccio della pedivella giace grossomodo perpendicolare rispetto al tubo reggisella; la velocità angolare della pedivella è minima, con il rapporto più alto possibile.  

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