Giro 2019: la corsa rosa, i dati della vittoria di Carapaz

Giro 2019: la corsa rosa, i dati della vittoria di Carapaz

Richard Carapaz è entrato nella storia del ciclismo vincendo domenica il Giro d’Italia 2019, ottava edizione più veloce di sempre con 39.291 km/h. Durante le tre settimane di corsa, Carapaz ed i colleghi hanno affrontato pioggia, freddo, cadute e tante salite specie nella seconda parte di corsa. Il Giro è stato caratterizzato anche da molti colpi di scena, dall’abbandono di alcuni favoriti della viglia (Dumoulin, Bernal..) alle crisi e battute a vuoto dei leader di giornata. Primoz Roglic sembrava avere la corsa in mano dopo una partenza di altissimo livello (vittoria iniziale a Bologna e bis a San Marino nell’altra cronometro), poi le gambe hanno patito la terza settimana ed il giovane Carapaz ha tratto giovamento dalle schermaglie dei grandi favoriti. Vediamo più nel dettaglio la performance dei big durante la corsa rosa. 

Battaglia di nervi 

A detto di molti osservatori, il grande errore di Nibali al Giro è stato vedere Primoz Roglic come il suo principale (ed unico) rivale per la vittoria finale. Dopo le prime dodici frazioni (interlocutorie..) lo sloveno era forte delle due crono vinte, e quindi principale favorito per il gradino più alto del podio di Verona. Nella prima vera sfida in montagna, a Ceresole Reale (tappa 13), poco rumore ha suscitato il quarto posto di Carapaz ed il terzo di Landa; le crisi di Yates e Lopez erano notizie positive per il duo Nibali-Roglic, che nell’occasione hanno perso però ben più di un minuto dai due Movistar. 

Mentre Nibali e Roglic si annullavano a vicenda, Carapaz ha raggiunto il quarto posto proprio dietro al suo compagno di squadra Mikel Landa, a quel punto ancora visto come capitano della Movistar. Carapaz ha preso 1’19” a Nibali e Roglic quel giorno, pur rimanendo dietro i due favoritissimi.

Il tappone alpino

Richard Carapaz ha guadagnato (e stava guadagnando) tempo sui presunti favoriti ad ogni tappa. Ed il giorno seguente ha indossato la maglia rosa vincendo a Courmayeur; scatto secco a -3 km dalla vetta del Colle San Carlo (-28 km dall’arrivo), l’azione di Carapaz è stata irresistibile con circa 30” di margine già al GPM e 1’54” di vantaggio sul traguardo, con gli inseguitori poco convinti nel tratto finale. Tappa e maglia rosa per l’ecuadoriano, capace di scalare il San Carlo (10,4 km al 9,8% medio) in 36’02”, pari a 1680 m/h di Vam e 5,62 w/kg ossia 349w medi. Il gruppetto Nibali/Roglic allo scollinamento ha pagato 30” (36’32sec) pari a 1657 m/h e 5,52 w/kg, più distante Sivakov (Ineos) con 37’07” (pari a 1631 di Vam e 5,42 w/kg).

Il record del Colle San Carlo rimane saldamente nelle mani di Ivan Basso e Piepoli, che scalarono questa montagna nonostante la pioggia in maniera nettamente più veloce (33 minuti e 53sec) nel 2006 a 1787 m/h di Vam per una performance stimata in 6.02 w/kg. Numeri davvero lontani da quelli del tappone di quest’anno. 

Dopo questa svolta della seconda settimana, Carapaz ha avuto poi la possibilità di controllare i suoi rivali e correre sulle ruote dei big per la generale, con un Roglic in evidente calo ed un Nibali che temeva lo sloveno in vista della crono finale di 17 km.

Giro di Lombardia bis

Molto spettacolare la tappa con arrivo a Como, con le salite del Ghisallo, Colma di Sormano e finale nel Civiglio. 

Il gruppo dei big, con un Nibali molto motivato, ha scalato il Ghisallo in 21’40 a 1288 m/h di Vam (5 w/kg)in controllo, e la Colma di Sormano a ritmo più sostenuto (23’34” a 352w medi pari a 5,68 w/kg). Incandescente il finale: Nibali ha cercato di attaccare Roglic sul Civiglio. per poi terminare con una discesa aggressiva che ha messo alle corde l’atleta Jumbo-Visma, costretto in precedenza ad un cambio bici.

Sulla salita finale del Civiglio (3,94 km al 10,3%) Nibali ha attaccato con forza portandosi dietro la maglia rosa Carapaz; per loro tempo di scalata pari a 12’47sec pari a 1901 m/h di Vam e 6,45 w/kg. Velocità di scalata simile a quella del 2017 al Giro di Lombardia (12’47 per Nibali e Uran) e ottimo se consideriamo per esempio il 13’11 del 2015 o il 12’59 del 2018 (1870 m/h di Vam). 

Tentativo encomiabile di Vincenzo, che ha guadagnato qualcosa (38 secondi) sul rivale sloveno ma non sulla maglia rosa ecuadoriana, ben attenta anche nella discesa del Civiglio e parsa molto solida in questa tappa lombarda.

Passo Mortirolo giudice inoppugnabile

Nibali ha tentato di reagire e, in una giornata da tregenda, ha tentato un attacco sul Passo del Mortirolo nella sedicesima tappa, dopo aver scalato Cevo e Aprica. Il miglior tempo sulla mitica salita (11.85 km, 10.88 %) è stato di Lopez con 44min47sec, pari a 1727 m/h di vam e 5.8 W/kg. Il gruppetto dei big con lo squalo (Landa, Carapaz, Carthy) ha impiegato 45 minuti netti pari a 1719 m/h e 5.75 W/kg.

Il gruppetto di Roglic, con Hamilton,Yates, Pozzovivo e Zakarin ha impiegato 46’27” pari a 1665 m/h e 5.5 W/kg; Roglic ha perso secondi importanti ed è stato scavalcato nella generale da Nibali, mentre la maglia rosa ha mantenuto il suo vantaggio inalterato sul messinese. Il record della salita appartiene saldamente a Gotti, che nel 1999 con 41’42”ha fatto segnare uno stratosferico parziale; prestazione superlativa pari a 6,22 w/kg e 1800 m/h di Vam

Questo rimane tuttora il miglior tempo, seguito sempre dallo stesso Gotti in coppia con Tonkov nel 1996 (42’07”) e da Pantani nel 1994 con 42’35 (1763 m/h, 6,08 w/kg). Un altro mostro sacro del ciclismo, Alberto Contador, fece segnare un tempo poco più lento del 2019, pari a 45’14”.

Solido nella tappa di Anterselva e ben scortato dal gregario Landa, Carapaz a San Martino di Castrozza non ha deluso e si è presentato saldamente in rosa nell’attesissima tappa dolomitica di sabato.

Nella penultima frazione è stata l’Astana a cercare di riscrivere la classifica e favorire il rientro di Lopez; terz’ultima scalata della giornata, il Passo Manghen è stato scalato ad una velocità elevatissima col gruppo tirato dall’Astana. Gli ultimi 6.15 km al 10% medio sono stati percorsi da Landa in 21’24” pari a 1727 m/h di Vam e 5.9 W/kg, Il gruppettino con Roglic e Nibal, parsi in sofferenza e incapaci di ribaltare il Giro, ha perso 20 secondi allo scollinamento (VAM 1701 m/h, 5.8 W/kg), arrendendosi di fatto allo strapotere Movistar e rinunciando ad ulteriori attacchi su Rolle e Croce d’Aune.

La crono conclusiva di Verona, in teoria adattissima a Roglic, ha invece sorriso a Vincenzo Nibali, che ha guadagnato secondi anche su Carapaz, ma ha comunque chiuso a 1’05” dal sogno rosa. Forse Vincenzo, voltandosi indietro, avrà qualche rammarico per lo scatto di Richard Carapaz verso il Lago Serrù, con l’ecuadoriano lasciato andare mentre lui e Roglic si marcavano a uomo. Onore però al corridore Movistar, capace di mostrare grandi gambe in salita e una buona solidità mentale e fisica, coadiuvato da una buona squadra e da un Landa apparso ancora incompiuto. L’ecuadoriano è il vincitore meritato di questo Giro d’Italia 2019.

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