Il concetto di critical power nel ciclismo

Il concetto di critical power nel ciclismo

Monod e Scherrer introdussero qualche decennio addietro (negli anni 60) il concetto originario di Critical Power, proponendo di modellare la potenza P e il tempo di esaurimento T attraverso una relazione iperbolica (formula sotto).
La relazione ci ricorda che il tempo, per cui un atleta può sostenere un wattaggio determinato, dipende dal wattaggio stesso in relazione alle capacità metaboliche del soggetto, e questa capacità di performare lo sforzo per una tal durata dipende a sua volta dall’insieme delle doti aerobiche + anaerobiche che variano nel loro contributo in funzione della durata di uno sforzo.

P = CP + AWC / T


CP è la componente aerobica (critical power, misurata in watt) e AWC è la componente anaerobica (capacità di lavoro anaerobico, misurata in Joule).
Questo concetto, di facile applicazione allorché ci si doti di misuratore di potenza e del test appropriato (per la determinazione della curva come AWC e CP, che ne rappresentano intercetta e pendenza), permette di determinare le modificazioni nella capacità prestativa di un ciclista sia in ambito anaerobico (ossia, nella capacità in J di effettuare uno sforzo al di sopra della CP) che nella qualità aerobica (la CP stessa), in modo immediato e non invasivo.
Dove la CP viene influenzata da situazioni invalidanti per la produzione di energia aerobica (ad esempio, l’ipossia), AWC è la quantità totale di energia (J) che può essere liberata per via anaerobica (ATP e PCr) e con produzione-accumulo di lattato.
La potenza critica (da non confondersi però con le varie CP/tempo misurate durante ciascuna uscita su differenti durate… Friel ha in parte assimilato concetti diversi accomunandoli con lessico molto simile), è in parte sovrapponibile alla FTP/MLSS/LactateThreshold.


Dal punto di vista concettuale, però, essa (la potenza critica) ha poco a che spartire con la FTP, che è intesa come potenza di soglia funzionale sostenibile in uno sforzo ciclistico di 1h al massimo delle proprie possibilità. Stesso dicasi per la MLSS, o per la LT (soglia lattacida) nella definizione dell’OBLA attraverso il test di Mader.
La potenza critica è quel valore che può essere sostenuto per un tempo molto lungo, senza che incorra affaticamento e con una preponderanza del sistema energetico aerobico. In pratica, quantitativamente, la CP è correlata strettamente alla potenza di soglia lattacida; i due valori possono essere definiti analoghi – anche se dal punto di vista teorico non lo sono – solo se le modalità di estrazione della teorica CP interessano durate più lunghe, indicativamente, sopra i 30 minuti.

La CP potrebbe corrispondere ad una potenza tipo steady-state (costante), se calcolata attraverso una serie di prove ad esaurimento effettuate con impegno per intervalli medio-lunghi: il tempo limite deve essere compreso tra 6 e 30 min per fornire una curva attendibile come CP e AWC.
Per intenderci, il Stw GoldenChetaah utilizza l’intervallo 1-10min delle uscite registrate, come parte della letteratura in materia propone, ma tale metodo pone alcuni limiti, adattandosi a volte in maniera non coerente (o comunque migliorabile) ai dati del ciclista.

È difficile prevedere il tempo di esaurimento dalle potenze critiche o velocità critiche (si trovano anche applicazioni del CP-concept al nuoto..), a causa della natura iperbolica del rapporto potenza- tempo(lim). D’altra parte, un grande errore nella misura del t (lim) dovrebbe avere un effetto minimo sul calcolo della potenza o velocità critica di riferimento per l’atleta.
Al contrario, il valore di Y intercetta della Wlim-t (lim) potrebbe essere suscettibile ad errori nel tempo(LIM). Ad esempio, si potrebbe tendere ad una sovrastima della potenza critica, sottostimando al contempo la capacità di lavoro anaerobico AWC (J).

Un altro limite nell’utilizzo di questo modello è il fatto che, con una potenza molto inferiore a CP, in teoria uno stato di affaticamento non si verifichi mai (in realtà, le tempistiche di esaurimento oscilleranno tra 30 e 60 minuti di esercizio alla CP). Il fatto che un rapporto sia asintotico rispetto a X pone una serie di limiti su Y, e la curva non potrà essere significativa per durate inferiori a circa 15-20 secondi.
Come qualsiasi modello, i valori esatti ottenuti per AWC e CP dipenderanno in parte la procedura del test e dalla determinazione dei due punti attraverso cui costruire la curva (e quindi l’intercetta ad Y con la pendenza CP). Non bisogna infine sottovalutare la la capacità dei test a potenza costante (potenza critica in funzione della curva CP nel nostro caso, ma anche altri protocolli da campo) di quantificare la prestazione di endurance; essi risultano validi tanto quando le prestazioni a cronometro nel quantificare i cambiamenti nella prestazione ciclistica.

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