Pillole sul passaporto bio

Pillole sul passaporto bio

La scelta di Horner, ossia pubblicare i dati relativi al passaporto biologico, appare un passo avanti verso la trasparenza, e una risposta convinta a chi lo ha ferocemente criticato (lui, 42enne, fresco vincitore della Vuelta) accusandolo di doping. Questo passo, che fa seguito alla pubblicazione di alcuni dei suoi files provenienti dalla corsa iberica, va quindi accolto positivamente, anche se ritengo che poco modificherà le opinioni dei suoi detrattori. Anzi, il rischio è alimentare un’ulteriore serie di pseudo-sospetti da parte di improvvisati ematologi, e non so quanto tutto questo servirà a rasserenare l’ambiente.

Vediamo invece, a seguito delle numerose richieste, di consocere meglio alcuni aspetti del passaporto biologico, in vigore dal 2008.
Si tratta di una serie di test che ogni ciclista (tra i team aderenti alla disciplina del passaporto UCI) deve sostenere durante l’anno; i campioni raccolti nei controlli durante e fuori dalla competizione (sangue, urine) vengono organizzati in un profilo che consente di determinare i limiti individuali “naturali”. Eventuali variazioni significative possono poi essere valutate in termini di possibili manipolazioni del sangue; l’approccio si basa sul concetto di rilevazione “indiretto”, quindi non è necessario che un campione sia “non negativo” ai controlli per determinare la squalifica di un atleta. Gli esperti che lavorano al passaporto sono piuttosto dediti a confrontare i parametri dei campioni prelevati in varie occasioni, per rilevare una fluttuazione indice di manipolazioni ematiche.

I protagonisti centrali del passaporto biologico sono i reticolociti e l’emoglobina (Hb), che servono poi per rilevare eventuali violazioni in termini di indice “Off-score”.
Se ci si riferisce ai reticolociti, la % normalmente deve esser compresa tra 0,5% e 1,5%, ma può naturalmente trovarsi al di fuori di questo intervallo per ragioni ritenute “fisiologiche”.


Il livello assoluto di per sé non dice nulla sul doping vero o presunto. Dopo una trasfusione, la percentuale di reticolociti generalmente aumenta, perché il corpo risponde alla perdita improvvisa di globuli rossi stimolandone la formazione. Ciò significa nuove cellule come % del numero totale di cellule, ed è questo il punto, perché quando si re-infonde quel sangue in seguito, si ottiene un doppio vantaggio illecito.
D’altra parte, la reinfusione del sangue provoca un calo di reticolociti, dato che viene reinfuso del sangue “stagionato” (conservato in frigorifero). E così il sangue, dopo l’infusione successiva, ha più globuli rossi. Per l’emoglobina è vero il contrario. Qui, il prelievo di sangue è caratterizzato da una caduta di concentrazione di Hb, mentre la reinfusione del sangue aumenta i livelli del parametro in modo acuto.
Queste due misure, influenzate dalla manipolazione e/o dall’uso di Epo (che stimola la formazione di globuli rossi aumentando così la % di reticolociti) forniscono i parametri per calcolare quello che viene chiamato “Off-score”, o “indice di stimolazione” (foto sotto): il rapporto cioè tra emoglobina e reticolociti (Hb x 10-60 (radice quadrata della % di reticolociti)). L’off-score è molto interessante, perché è ritenuto in grado di segnalare sia il prelievo di sangue (caratterizzato da un aumento dei reticolociti e un calo della Hb), sia la reinfusione (reticolociti caduta e aumenta la concentrazione di Hb).


Come nel caso dei reticolociti, vi è una range “naturale” o non-dopato nei punteggi, che si trova tra 80 e circa 110. A causa delle differenze tra gli individui, l’ambiente e altre circostanze, questo indice NON è abbastanza affidabile DA SOLO per sostenere l’accusa e squalificare un presunto dopato.

Tutto questo è spiegato dai documenti relativi al passaporto bio (da me consultati), redatti da ematologi seri e di fama. Ci sono dei limiti ed il tutto è migliorabile, se ne può discutere (tra ematologi), ma è al momento (e al netto dei problemi di reperibilità o scarsa professionalità degli ispettori) lo stato dell’arte nella lotta al doping, che altri sport valutano di introdurre e prendono a modello.

Simone Casonato
Fondatore di ScienceOfCycling Italia alla fine degli anni 2000, si occupa di programmazione del training ed è esperto nell’analisi dati degli atleti di endurance. E’ da anni Trainingpeaks Certified Coach e ha alle spalle esperienze internazionali nel ciclismo e nel triathlon; ha lavorato nel 2013 e 2014 con la Bardiani-CSF come responsabile della preparazione, vincendo quattro tappe al Giro d’Italia in due anni, ed è risultato il più giovane allenatore pro del circuito mondiale UCI WorldTour. Ha ottenuto più di 200 vittorie in ambito amatoriale, tra cui il titolo mondiale Ironman in Canada nel 2014 e numerose maglie tricolori in ambito ciclistico, sia nelle GF che nei circuiti. Attualmente si occupa di ricerca scientifica applicata agli sport di endurance, programmazione e supporto degli atleti di tutti i livelli, professionisti WT e amatori (ciclismo e triathlon) in tutta italia e all’estero (USA, Cina, Emirati Arabi e Gran Bretagna). Dal 2015 è anche consulente ricerca per Abu Dhabi Sports e svolge attività di ricerca scientifica in ambito Endurance. E’ da anni membro dello European Congress of Sport Science e relatore in congressi e convegni europei. Attualmente lavora con la squadra Pro russa Gazprom – Rusvelo e il team Pro Biesse Arvedi Continental per lo sviluppo della valutazione funzionale degli atleti professionisti durante la stagione 2019 e 2020.
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