Prestazioni di Froome al Tour

Prestazioni di Froome al Tour

L’andamento del Tour 2013

Prima dell’attacco operato dalla Saxo nella tappa ventosa di venerdì, il primo test in salita ad Ax-3-Domaines e la cronometro avevano delineato la supremazia netta di Chris Froome, che a meno di crisi o schermaglie tattiche pareva avviato verso il trionfo sui Campi Elisi. Nel ciclismo e nello sport però non è mai detta l’ultima parola, e una giornata no o un’imboscata può sempre ribaltare i rapporti di forza. Poi la prova sul Mt. Ventoux ha messo tutti a tacere, alimentando discussioni e sospetti: analizziamo la situazione e vagliamo insieme la legittimità dei dubbi sulle prestazioni del leader Sky.

Confronti e wattaggi

Dominatore in questo 2013 e grande protagonista lo scorso anno, sia al Tour (come gregario scomodo del vincitore Wiggins) che all’Olimpiade (medagliato contro il tempo), il “keniano bianco” è partito in questa Grand Boucle con il ruolo di grande favorito. Nel primo vero test non ha certo deluso le attese di chi lo vedeva nettamente superiore alla concorrenza spagnola; sabato scorso ha annientato i rivali con l’aiuto di Porte, realizzando ad Ax-3-Domaines una prestazione importante e per alcuni molto sospetta, 6.29 W/kg (+6% su Valverde, terzo, e +9% su Contador), con un VO2max stimato da Grappe sugli 88 ml/min/kg, VAM di 1715 m/h. Nella classifica dei tempi fatti registrare nella storia del Tour su questa salita, è rimasto al comando Roberto Laiseka 22:57 (2001), poi Lance Armstrong con 22:59, e terzo proprio Chris Froome 23:14. Quarto Jan Ullrich 23:17 nel 2003 e quindi Haimar Zubeldia 23:19, sempre nello stesso anno. Questa prestazione ha destato scalpore, con stime variabili tra 6,2 W / kg e 6,4 W / kg per 23 minuti; dobbiamo però dimezzare i tempi di scalata e aumentare le stime in modo significativo(perché di stime si tratta, non avendo i dati diretti di alcuno dei corridori citati) per accoppiare Froome ai top-rider dell’epoca Pre-Passaporto Biologico (area rossa nel grafico sotto..).

In materia di lunghezza, quando una salita è breve ( quella di Aix-3 Domaine era di 24 minuti, quindi relativamente breve), una performance sui 6-6,1 W / kg non suscita troppi sospetti, rispetto a lunghezze dello sforzo pari a 40-50 minuti (praticamente la FTP, la proiezione sull’ora del wattaggio), che fanno da campanello d’allarme.

Le origini di questo approccio sono fondamentali per comprendere le implicazioni dei Watt pro kg; da tali prestazioni in salita, si estrapolano valori fisiologici stimabili con precisione (come la “cilindrata” aerobica di un atleta, Vo2Max) ottenibili a partire da peso e tempo di scalata dei vari campioni. Queste stime hanno ovviamente molti limiti, e se maneggiate con approssimazione portano a “sparate” sui corridori anche molto grossolane (mi viene in mente un libro straniero recentemente pubblicato, in tal senso). Vediamo come sia possibile ridurre l’errore relativo e capire come il W / Kg (non la Vam, che serve unicamente per confrontare la medesima salita e dipende da molti fattori, vedasi articolo sul sito) abbia ripercussioni sul sospetto di doping nei confronti di un’atleta.

Stimare la prestazione in modo indiretto

Quello che i vari ricercatori (o giornalisti / appassionati / etc etc) assumono come prestazione è in realtà una stima indiretta (attenzione: non il file del powermeter del corridore!). Il calcolo della potenza erogata viene realizzato con vari modelli di calcolo, partendo dal tempo di scalata registrato in Tv e dalla massa dell’atleta + bici (stabile ora a 6,8 kg per limite UCI, quest’ultima). Delle tre componenti che influenzano la scalata in bici (la gravità, la resistenza del vento e la resistenza al rotolamento) la gravità è preponderante, e l’errore eventuale di stima è minimo (…sempre costante….). La stima del peso dell’atleta non produce altresì grandi errori (1% nella potenza assoluta ,calcolata per ogni 1 kg di differenza dal peso reale, corrispondente a circa 0,3 w/kg). Nel caso del Ventoux, rispetto all’Alpe d’Huez, l’errore nella componente – vento può essere invece mediamente più grande, perchè diverge sul monte Calvo dalle assunzioni standard (nell’efficienza aerodinamica complessiva del soggetto). Se si assume però che la resistenza al rotolamento influisca solo del 5% nella potenza totale in salita, come effetti avviene, basta sapere in modo approssimativo l’intensità del vento per raggiungere senza errori grossolani una stima abbastanza precisa sulla performance.

Una volta stabilito il Wattaggio pro chilo, va tradotto questo parametro in termini fisiologici, cercando di desumere da esso la cilindrata del corridore (e quindi la compatibilità della scalata con la natura umana). I parametri che entrano in gioco sono il Vo2Max, l’efficienza e la capacità di lavoro. Assumendo un’efficienza del 24% (vedasi il mio articolo “kcal, kj ed efficienza energetica”, per una spiegazione) e un ritmo di lavoro massimo intorno all’85%, il VO2max stimato per l’atleta Froome in questo Tour risulta di88,6 ml / kg / min, un valore molto alto ma compatibile con la natura senza dubbio.

Se l’efficienza dell’atleta fosse 25, allora il V02max (massimo consumo d’ossigeno, vedasi 3 articoli sul sito scienceofcycling.it) scenderebbe a 80 ml/ kg /min, decisamente un valore mediano per chi aspira alle grandi corse a tappe; se provassimo a variare un altro parametro, assumendo per la maglia gialla una scalata ad Ax-3 al 90% del massimo ritmo di lavoro sostenibile, ci avvicineremmo a 84 ml /kg /min. Per dare un’idea, il Vo2max di Sagan (reportage dal ritiro Liquigas 2012) si attesta ben sopra tutti questi valori in inverno, mentre atleti trattati con Epo e affini superano il limite fisiologico “naturale”, di circa 90 ml /kg /min (negli anni 90 non infrequente..). Un trattamento illecito a base di Epo e trasfusioni può aumentare il Vo2max di circa 6-8 punti percentuali, un’enormità: è l’unico modo infatti per “truccare” il corredo genetico in questi termini, essendo il Vo2max un parametro meno correlato di altri (come la capacità lattacida) con il training stagionale, ma di derivazione ereditaria e meno suscettibile a modificazioni nel tempo, dopo il picco ottenibile poco dopo i 20 anni.

Se un ciclista, per intenderci, supera i 6,3 W / kg per i 40 minuti circa (qualcosa meno) dell’Alpe d’Huez (guardate la mia elaborazione qui sotto, non confortante in tal senso), con un rendimento del 24%, il suo VO2max risulta circa di 94,2 ml / kg / min, un valore stratosferico e non compatibile con la natura umana. Ecco perché una performance realistica per quelle salite lunghe non sale oltre 6,1-6,2 W / kg, limite fisiologico che, come scrisse Aldo Sassi, può essere considerato discriminante tra atleti “trattati” e non.

Dunque qui, pur assumendo parametri fisiologici diversi, Froome non sta al momento (aspettiamo l’Alpe d’Huez!) superando valori geneticamente impossibili, pur essendo dotato indubbiamente di un eccellente cilindrata aerobica.

Fare la differenza: meriti e demeriti

Lo scorso fine settimana, sui Pirenei, il gruppo è andato relativamente piano; bastonati dal duo Sky nella prima giornata di salite, i rivali di Froome domenica scorsa hanno realizzato prestazioni abbastanza mediocri, intorno ai 5,0-5,2 W / kg sulle varie salite, di fatto permettendo al kenyano un agevole controllo; quasi “scortato” al traguardo da altri 30 corridori, seppur pur privo di compagni della Sky. Sono molto più lenti i w/kg espressi dal gruppo dei migliori rispetto alla norma, con Contador che quest’anno paga almeno 5-7% di differenza rispetto alle prestazioni offerte nel 2009, mai più ripetute del resto, nemmeno nel Giro dominato e poi perso a tavolino. Le performance generali sono ad oggi coerenti con i livelli post- passaporto biologico, solo Froome (con Porte -secondo ad Six-3 Domaines- poi andato in crisi nera successivamente) ha superato la media, e questo ci induce a sospettare di lui anche se i suoi livelli come detto sopra sono comunque compatibili. Anche a Cronometro, dove il peso superiore a Valverde, Rodriguez e Contador, in pianura, si è unito ad un Cx molto buono, che gli ha consentito di primeggiare in varie occasioni negli ultimi due anni (anche qui invece Contador è parimenti regredito).

Il Mont Ventoux: analisi

Il Mont Ventoux, la fantastica pietraia scalata il 14 luglio, è un’ascesa molto difficile da cui estrapolare i wattaggi, a causa delle forti raffiche di vento che caratterizzano in particolar modo gli ultimi 6 km. La montagna è esposta, in particolare nella seconda metà, quando la vegetazione si dirada, al vento contrario o laterale (la strada si dipana in direzioni diverse, spesso la traiettoria del vento muta) e questo colpisce anche i calcoli (molto più precisi per esempio sull’Alpe d’Huez, altra salita storica che verrà affrontata tra qualche giorno).

Questa premessa però è d’obbligo, il vento gioca un ruolo importante nel determinare i tempi di ascesa della seconda parte (in cui Froome ha effettuato la micidiale progressione); ad esempio, con 3 m / sec di vento contrario, un ciclista che pedala in testa al gruppo deve imprimere circa 40 W in più rispetto a chi gli rimane a ruota coperto. ll record della salita appartiene a Iban Mayo, su salita secca a cronometro (21,6 km totali) durante il Giro del Delfinato 2004 e con l’aiuto del vento: 45m47s per 1793 m/h di Vam. A seguire la prima prestazione ottenuta “in linea”, Marco Pantani in 46′ netti (1994). Nel 2000 l’epico duello Armstrong-Pantani (48m59s), nel 2002 il solo Lance fermò il cronometro in 48m33s (nel 2000 effettivamente il cowboy sembrava poter andare più forte…). Nel 2009 il gruppetto Contador-Schelck salì all’incirca con lo stesso passo del 2000, qualche secondo più veloce anzi, e va detto che Andy si fermò a lungo ad aspettare il fratello Frank in lotta per il podio.

Il record di salita di Pantani rappresenta una prestazione incredibile, fatta nel corso di una tappa di 231 km prevalentemente platta (con 39 gradi), in cui Eros Poli vinse solitario, dopo aver accumulato 24′ sul gruppo prima dell’attacco della salita. Il Pirata frantumò poi il gruppo: è stata stimata in quella circostanza (Tucker ha analizzato la natura dello sforzo) una potenza di circa 6,4-6,5 W / kg. E’ giusto dire che 6,4 W / kg per 46 minuti rappresentano come detto i limiti fisiologici umani, e al culmine del periodo di maggior ricorso al doping ematico (come tristemente poi abbiamo constatato negli anni successivi). Negli anni 2000, pubblicati i metodi di ricerca dell’EPO (e non più col limite di 50 per l’ematocrito, largamente inefficace, nonostante nei primi anni 90 si arrivasse anche a 58-62…), i microdosaggi sono risultati forse meno efficaci, motivo per cui i tempi degli anni ’90 e 2000 sono stati anche più rapidi mediamente di quelli della metà degli anni 2000, ma vanno fatti dei distinguo tra le varie annate in tal senso. Va inoltre detto che il doping di per sé può creare vantaggi stimabili intorno al 5% della prestazione aerobica pura, ma forme più sofisticate non significano per forza prestazioni innaturali! Il vantaggio può essere nelrecupero tra le tappe, nella sostenibilità del carico cronico di lavoro, etc. Ergo, se Armstrong scala una salita in X tempo nel 2003, non è impossibile fare meglio (se il contesto di gara è lo stesso, i gregari si muovono nello stesso modo, le tattiche sono simili, i duelli si svolgono in un certo modo..), ma può essere difficile lottare con lui in 3 settimane di corsa, o con squadre che sembrano corazzate (quasi) imbattibili. Rebus sic stantibus, in un contesto di doping generalizzato anche la prestazione complessiva può migliorare grazie a gregari che pedalano tutti su livelli mediamente più alti e permettono un importante effetto scia ai capitani (-6% il risparmio a 25 km/h a ruota su salita di media %).

Detto questo, negli ultimi 6.68 km del Ventoux 2013 (7.87 %, 526 m) Froome ha completato l’ascesa in 18min57sec con una VAM di 1665 m/h, per circa 5.97 W/kg; la salita completa è stata scalata negli ultimi 15.65 km (1368m d+) in 48:35 (0.07 w/kg meglio di Quintana e 0.22 w/kg rispetto a Peraud). Normalizzando i wattaggi anche in considerazione dell’altitudine e della rarefazione dell’aria, possiamo stabilire come potenza media per il vincitore circa 387 W, pari a 5.69 W / kg; circa 51 w di differenza negativa tra la breve ascesa di Ax 3 Domaines e l’intero Monte Calvo, la normalità visti i 36 minuti in più di sforzo per scalare la pietraia (cfr la normale curva di decadimento della prestazione, più allughi lo sforzo e meno potrai sostenere una Y potenza critica). Va detto, a proposito della quota, che gli effetti dell’altitudine sul Ventoux posso penalizzare gli atleti intorno al 5% del VO2max, dando un vantaggio ai soggetti responder (tra cui inserisco il classe 1990 Quintana, secondo al traguardo) abituati e/o geneticamente predisposti alla pedalata ad alte quote-ipossia (è anche questione di alleli..).

Conclusioni (provvisorie..)

Le prestazioni dell’era Armstrong, diciamo dal 1995 al 2007, sono state molto sospette dal punto di vista della fisiologia dell’esercizio, mentre dal 2009 in poi i “numeri” visti in tv sono molto più ragionevoli, benchè ovviamente vi siano stati molti “ciclisti mediocri”, non campioni, in grado di compiere imprese fuori dalla loro naturale portata.

Dare del dopato ad un corridore per via di una vittoria eccezionale o di wattaggi particolari, senza considerare il trend da cui scaturisce il risultato, gli errori di stima e le circostanze (vento,tattiche, situazione di gara, collocazione temporale delle tappe, modelli utilizzati per stimare la potenza,credibilità di chi la stima) sarebbe una cattiva applicazione della scienza.

Lo scorso fine settimana, Froome ha prodotto una performance (tempi alla mano) paragonabile a quelle degli anni 2000, suscitando giustamente in tutti noi sospetti ed attenzione. Chris è dopato? Non lo sappiamo, non possiamo saperlo e sono sicuro che speriamo non sia così per il bene del nostro sport. La sua performance vincente sul Ventoux e ad Ax-3 Demaine non fornisce alcuna prova reale o concreta, obiettivamente, anche se la sua capacità di staccare i rivali non è un buon segno per chi segue il ciclismo con attenzione (quelli che lo seguono incidentalmente non smetteranno di pensare che siano tutti dopati. quindi sarebbe una causa persa qualsiasi forma di speculazione e ragionamento). Continuamo a monitorare i dati e farci giustamente delle domande, il ciclismo ne ha bisogno, non ha bisogno però della caccia alle streghe, quindi stiamo in guardia e prepariamoci anche eventualmente all’indignazione se dovessero esserci positività acclarate o nuovi dati sospetti. Certo è che, purtroppo, il doping fa sempre notizia ed è brutto dover sempre fare i conti con la sensazione di essere presi in giro dai vari campioni. Speriamo in tempi umani e continuiamo a riflettere in attesa dell’Alpe d’Huez, in maniera critica e non ideologica.

-continua-

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