L’impatto del Coronavirus sulla stagione 2020

L’impatto del Coronavirus sulla stagione 2020

Con le recenti disposizioni in materia di salute pubblica legate al Coronavirus, tutte le manifestazioni sportive risultano off-limits almeno sino alla fine di marzo. La notizia era infatti nell’aria e con il decreto legge ha di fatto uniformato ciò che stava accadendo in molte regioni, con il rinvio delle manifestazioni sportive a data da destinarsi. Non solo quindi Strade Bianche, Milano-Sanremo o Roma-Ostia, ma anche tutte le gare amatoriali sono rinviate.

Del resto, squadre WT come Astana e CCC non si sarebbero comunque schierate al via di Parigi – Nizza e Sanremo anche se avessero confermato l’edizione 2020, proprio per i timori del virus. Nel caso delle gare Pro, l’impatto sulle stagioni degli atleti sarà durissimo: alcune squadre puntavano molto, moltissimo, su Sanremo e Tirreno-Adriatico, ed il rinvio cancella mesi di lavoro, stage in altura, lavori specifici e scelte di medio periodo pianificate da ottobre, in un calendario che per le formazioni Professional presenta poche altre occasioni simili.

Nel caso dello sport amatoriale, si tratta invece di posticipare il debutto agonistico o rinviare alcune gare di inizio stagione – solitamente di media importanza, dato che raramente gli amatori puntano a marzo come mese decisivo per le gare- ritrovandosi poi un periodo di metà e fine stagione più affollato di quanto già solitamente accada.

Andiamo ad analizzare nello specifico alcuni aspetti relativi alla stagione 2020, focalizzandoci sugli atleti amatori più che sui pro.

La pianificazione della stagione

Di norma, le prime gare della stagione servono come antipasto per gli eventi clou che caratterizzano il periodo di maggio, giugno e luglio. Le prime competizioni servono infatti per prendere confidenza con l’ambiente agonistico, cercando di affinare alcuni aspetti della preparazione e valutando quindi a che punto ci si trovi, rispetto al percorso stabilito ed al lavoro di costruzione precedente.

L’atleta si trova infatti ad uscire da un periodo invernale in cui spesso deve fare i conti con freddo, maltempo e scarsità di ore di luce: in questo senso, a molti non darà particolare fastidio il rinvio delle prime gare, consci di avere ancora passi da fare per poter trovare la condizione migliore. Anzi, in alcuni casi il rinvio può essere utile per rimediare ad eventuali ritardi nella condizione, dovuti magari ad infortuni o scarsità di tempo  (lavoro, famiglia e sport sono a volte difficilmente conciliabili). A volte iniziare le gare in una condizione mediocre, dovuta a vari problemi nel periodo precedente, risulta controproducente, in quanto costringe ad accelerare il raggiungimento di una forma che tarda a venire senza però le giuste basi per poter rimanere a buoni livelli per i mesi successivi.

Nel pianificare gli allenamenti bisognerà tener conto della mancanza di gare: per chi – nel periodo immediatamente successivo allo stop – si prevedono gare importanti, occorre prevedere un aumento dell’intensità complessiva, atto a soddisfare le lacune del calendario. Inserire poi ulteriori test dopo metà mese, lavori ad alta intensità o dietromotori a ritmi elevati, può essere una buona idea per crescere di condizione e fare il punto della situazione in assenza di rilievi agonistici.

Occorre poi considerare che molte delle gare annullate verranno recuperate a metà o fine stagione: questo può portare invece altri atleti a rivedere la pianificazione complessiva ed il raggiungimento dei picchi di forma stagionali, considerando che ci saranno dei periodi della stagione più densi di appuntamenti con il rinvio di alcune gare. La stagione assumerà probabilmente un nuovo volto, pertanto potrebbe essere utile prolungare il periodo di costruzione ad aprile, per poter gestire più appuntamenti in estate e per settembre.

Chi non ha ancora ben chiaro come strutturare tutte le gare, e aveva una bozza del calendario, potrebbe tenerne conto, magari rinviando alcune gare per favorire un equilibrio complessivo del calendario 2020.

Il caso dei triathleti

Nel caso degli atleti di triathlon c’è un ulteriore variabile da considerare: ormai da qualche settimana, in alcune zone dell’Italia (qui in Lombardia per esempio), le piscine e le palestre sono chiuse. Pertanto, nella frazione di nuoto molti atleti si troveranno a dover ritardare il raggiungimento di una buona condizione in vasca, o il mantenimento dei progressi effettuati nel periodo invernale. In questo caso occorre concentrarsi a fondo sulle altre due discipline, che non hanno subito il blocco  dell’attività proprio degli sport indoor. È utile quindi lavorare sodo su corsa e pedalata per poi ripartire sul nuoto, sperando che la situazione migliori anche in questo senso nelle prossime settimane.

Per quanto riguarda corsa e bici vale quanto detto nel paragrafo precedente: essendo le manifestazioni di ciclismo il podismo ferme per il mese di marzo, non ci sarà la possibilità di un reale confronto su queste due discipline, e quindi potrebbe essere utile introdurre ulteriori test di valutazione per capire se i ritmi siano adeguati, e se la pianificazione stia procedendo nel modo sperato.

Anche in questo caso potrebbe essere utile un esordio più soft, per poi allungare il calendario agonistico al periodo estivo e autunnale.Per chi pratica le lunghe distanze e sta pensando alle gare più impegnative, potrebbe essere utile anche valutare le distanze Ironman da luglio in poi.

Ripensare la stagione

Alla luce del rinvio delle manifestazioni, bisognerà valutare caso per caso la situazione dell’atleta, sulla base degli impegni agonistici previsti e anche della sua attitudine mentale a svolgere gli allenamenti. Per alcuni atleti – molti di quelli con cui lavoro, in verità – il rinvio delle gare di marzo non prevede grossi sconvolgimenti, in quanto si trattava di gare secondarie per prendere il ritmo e potersi confrontare con un ambiente diverso. Inoltre, molte persone hanno un’ottima attitudine mentale all’allenamento, sono motivate e pronte a seguire i carichi imposti anche senza il puntello delle gare nelle immediate vicinanze.

Ormai lo sport, anche a livello professionistico, va su questi binari, e gli atleti trascorrono sempre più tempo ad allenarsi in modo ottimale (vedasi i lunghi ritiri) che a gareggiare in modo disordinato. I riscontri degli atleti negli ultimi anni confermano che, pur con “soli” 50-60 giorni di gara, e 3-4 ritiri importanti, ci si possa presentare con una forma perfetta sia alle Classiche che ai grandi giri. E negli amatori si sceglie sempre più la “qualità” delle gare a scapito della quantità.

Va detto però che per altre persone le necessità saranno differenti. Se vi sono in Aprile gare piuttosto importanti, si dovrà cambiare la routine di allenamento, inserendo una serie di lavori atti a mantenere costante la richiesta fisiologica simil-agonistica della propria disciplina, intensificando gli stimoli ad alta intensità o i volumi di lavoro. Dipende sia dalla predisposizione dell’atleta che dalla natura delle gare cui si vorrà partecipare in seguito. La presenza di test e prove specifiche non va intesa solo come il classico cp20 in salita o 10km di running; ci sono tanti validi test, meno protocollati, che possono stimolare ed intrigare gli atleti rispetto alla richiesta di gara.

Chi intendeva affrontare le gare di marzo (sia di ciclismo che di podismo) come un momento di verifica del lavoro invernale, potrebbe aver beneficio ad effettuare delle batterie specifiche di test per controllare la situazione in maniera alternativa, e porsi comunque uno stimolo extra-agonistico. Occorrerà dialogare con il coach (come sempre dovrebbe essere) e confrontarsi insieme al fine di valutare modifiche nel plan, sia come allenamenti che come gare, e lavori extra che valgano come benchmark di quanto si è fatto.

Chi invece non aveva particolari obiettivi, nel mese di marzo, può continuare tranquillamente la sua preparazione in vista del periodo di maggio giugno, puntando in questi casi a costruire ulteriormente le basi muscolari ed aerobiche, pilastro per gli importanti sforzi nel periodo estivo.

Dal punto di vista del peso, o meglio della composizione corporea, chi è ancora lontano dal risultato ottimale disporrà di ancor più tempo, per poter lavorare in un regime di maggior controllo calorico senza le esigenze apportate dalle intensità di gara.

 

Simone Casonato
Fondatore di ScienceOfCycling Italia alla fine degli anni 2000, si occupa di programmazione del training ed è esperto nell’analisi dati degli atleti di endurance. E’ da anni Trainingpeaks Certified Coach e ha alle spalle esperienze internazionali nel ciclismo e nel triathlon; ha lavorato nel 2013 e 2014 con la Bardiani-CSF come responsabile della preparazione, vincendo quattro tappe al Giro d’Italia in due anni, ed è risultato il più giovane allenatore pro del circuito mondiale UCI WorldTour. Ha ottenuto più di 200 vittorie in ambito amatoriale, tra cui il titolo mondiale Ironman in Canada nel 2014 e numerose maglie tricolori in ambito ciclistico, sia nelle GF che nei circuiti. Attualmente si occupa di ricerca scientifica applicata agli sport di endurance, programmazione e supporto degli atleti di tutti i livelli, professionisti WT e amatori (ciclismo e triathlon) in tutta italia e all’estero (USA, Cina, Emirati Arabi e Gran Bretagna). Dal 2015 è anche consulente ricerca per Abu Dhabi Sports e svolge attività di ricerca scientifica in ambito Endurance. E’ da anni membro dello European Congress of Sport Science e relatore in congressi e convegni europei. Attualmente lavora con la squadra Pro russa Gazprom – Rusvelo e il team Pro Biesse Arvedi Continental per lo sviluppo della valutazione funzionale degli atleti professionisti durante la stagione 2019 e 2020.
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