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  • Immagine del redattoreSimone Casonato

Evoluzione dei caschi aerodinamici

Nelle prove a cronometro, al netto della potenza espressa da ciascun atleta, il nemico numero uno è la resistenza aerodinamica, sempre presente ad opporsi quando si cerca di andare più veloci.

La bicicletta con cui si gareggia conta per circa il 20 per cento della resistenza aerodinamica, e la parte preponderante è costituita dalla propria area frontale; circa l'80% di questa resistenza aerodinamica è costituita dall'atleta in sella, il resto è dovuto alla bicicletta.

La cura dei materiali della bicicletta e delle forme che la caratterizzano non deve quindi essere vista come la soluzione unica per andare

Nel giro di pochi anni, i caschi da crono sono stati affinati nelle forme e resi imponenti e lunghi nella coda, grazie anche alle ricerche effettuate in galleria del vento e ai materiali più leggeri a disposizione. Nei suoi Tour, Lance Armstrong utilizzò casco dalla coda molto lunga, che andavano a posarsi sulla sua schiena per diversi cm, mentre in questi ultimi anni troviamo dei prodotti che, nella maggior parte dei casi, ricordano nel design il "vecchio" casco con cui esordì LeMond (foto sopra). Caschi (sotto in foto) dotati di code corte e tozze, sfumate, lunghe pochi centimetri o, in alcuni casi, privi quasi di cosa.

Questa nuova "forma" delle code (o non-code) è dovuta proprio alla maggior "versatilità" richiesta dal casco; si è visto come i caschi falle code lunghe possano performare al meglio in una situazione "statica", in galleria del vento, mentre nell'uso reale gli atleti si muovono e spostano la testa più e più volte, annullando o limitando il vantaggio aerodinamico che un test indoor potrebbe suggerire.

Questi nuovi caschi sono progettati per assecondare meglio la dinamica su strada: un casco dalla coda lunga (foto sotto) garantiva la massima efficienza in caso di vento perfettamente contrario e in galleria (a 0 gradi di imbardata, quindi con vento tutto contro),mentre la condizione di una crono medio-lunga prevede condizioni ambientali variabili. Spesso l'aria colpisce il casco lateralmente producendo un effetto vela per cui, maggiore è la superficie del casco in questione, maggiore è l'effetto e peggiori sono le sollecitazioni sui muscoli del collo per mantenere la testa nella stessa posizione.

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