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  • Immagine del redattoreSimone Casonato

Analisi gare: Milano Sanremo 2020


Dopo la bellissima trasferta abruzzese ed i tanti atleti incontrati in questa regione, ci siamo rituffati nelle corse (e che corse!) in questo inconsueto agosto di Classiche con vista sul Tour. Primo appuntamento la Milano Sanremo 2020. 


E' stato bello respirare di nuovo l'aria delle grandi corse ciclistiche, anche senza la consueta folla al seguito dei corridori. Sabato eravamo a Sanremo si respirava un'aria particolare, un misto di apprensione ed entusiasmo per il primo Monumento del 2020. Viste le tante modifiche apportate alla Milano-Sanremo di quest'anno rispetto alle precedenti edizioni, è stato sorprendente vedere la gara svolgersi in modo così familiare.


Ci si aspettava che una combinazione di un nuovo percorso, il più lungo della storia di questa gara, un nuovo slot nel calendario con temperature molto più calde, e squadre di dimensioni inferiori influenzassero la gara in modo imprevedibile.


In realtà, nel finale di una corsa così dura i nomi erano quelli dei grandi big del ciclismo mondiale, a partire da Alaphilippe. Il francese ha attaccato sul Poggio di Sanremo in altre tre diverse occasioni, tutte quante inserite nell'azione chiave per la vittoria, compresa quella conquistata da Nibali nel 2018.


Van Aert ha spinto oltre 7,1 w/kg sui 3,7 km della salita finale, con 670w medi su 1'20'' finali di Poggio (8,8 w/kg) (all'inseguimento dl Alaphilippe). Più dei 595w dello sterrato 7 di Siena, in cui si involò verso la vittoria finale della Strade Bianche la settimana prima. Il tempo complessivo sul Poggio è stato di 10'' superiore al record del 1995 di Fondriest e Jalabert, e 5'' superiore al tempo dello scorso anno del gruppetto Sagan; un lavoro di tutto rispetto se si considerano le variabili che hanno reso questa edizione più impegnativa rispetto al passato.


Anche la Cipressa è stata fatta piuttosto forte, sotto la spinta del team Trek; 10'30'' il tempo per percorrere i 5,7 km di salita al 4,1%, con tempi molto simili rispetto agli ultimi due anni (circa 5,7 w/kg per chi stava a ruota) e ben lontani dal 9'19'' record del 1996 di Colombo (oltre 6,4 w/kg).


Pazzesco poi il picco per vincere sul traguardo ligure lo sprint a due con Julien: Van Aert ha impresso oltre 1000w sui 20'' dopo oltre 300km di corsa, con un picco di 1570w che al termine di 7h di gara è di assoluto rilievo. Un atleta davvero completo, sicuramente il più in forma del periodo.


Ora è tempo di un'altra classica Monumento del ciclismo mondiale: il Giro di Lombardia è alle porte e sicuramente ci regalerà tante emozioni su un percorso molto più duro, altimetricamente parlando.

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